

Un recente esempio operativo è il progetto Lugana Lab promosso dal Consorzio Tutela Lugana DOC, che rappresenta una best-practice nell’adozione del paradigma enoturistico come leva strategica. Il laboratorio, avviato nell’ottobre 2025, punta a trasformare l’enoturismo in asse strategico per le cantine della denominazione, attraverso formazione, esperienze pratiche, sharing di good-practice e networking.
Questo tipo di iniziativa segnala chiaramente il passaggio: da “apertura occasionale” a “piano integrato di sviluppo enoturistico”. Per le aziende del settore turistico / ospitalità (tour operator, DMC, hotel relais, agriturismi), l’opportunità consiste nel collaborare con le cantine, attivando pacchetti esperienziali, co‐brand, eventi dedicati, e sfruttando la spinta verso la professionalizzazione.
Nel contesto della domanda turistica, un ulteriore fattore emergente è il sentiment legato all’enogastronomia: per la Toscana il comparto “food & wine” viene identificato come “la terra del sogno”, con un indice di sentiment superiore di quasi due punti percentuali rispetto al resto d’Italia.
In questo senso, l’enoturismo in Italia beneficia della sinergia con la gastronomia, il paesaggio e la cultura locale. Il binomio vino‐cibo diventa dunque un driver esperienziale fondamentale: degustazioni tematiche, abbinamenti locali, eventi in cantina con chef, cooking class legate al vino.
Implicazioni per gli operatori del turismo e dell’ospitalità
Alla luce delle evidenze, ecco alcuni elementi chiave da considerare se si opera nel segmento enoturistico o si intende attivare partnership nel comparto:
